E-Commerce, . Nel calendario del retail: Black Friday
Black Friday e supply chain: quanto incide il picco sugli errori di magazzino
Tra Black Friday e Cyber Monday 2025 gli italiani hanno speso online 2,2 miliardi di euro e in dieci giorni sono circolati oltre 41 milioni di pacchi: ecco come il picco moltiplica errori di magazzino e resi, e quali strumenti…
Di Pina Tamburrino. Lettura di 3 minuti, 6 fonti citate

Il Black Friday è alle porte e gli e-commerce devono prepararsi adeguatamente per non farsi travolgere dall’ondata di acquirenti che si riverseranno sul web a caccia dell’occasione migliore. Il problema principale è gestire i picchi di questo periodo, che possono provocare ritardi, errori di consegne e resi, che paradossalmente non portano profitto al negozio, ma rischiano di trasformarsi in spese e in un cattivo ritorno d’immagine per l’azienda.
Per avere un’idea dell’impennata di acquisti di questo periodo, analizziamo cos’è successo in Italia nell’ultimo Black Friday. Come emerso dalle stime di Osservatori.net, nel 2025 tra Black Friday e Cyber Monday gli italiani hanno speso online circa 2,2 miliardi di euro (+7% rispetto al 2024). Durante l’evento, gli operatori particolarmente competitivi hanno realizzato anche 3 volte il fatturato di un giorno medio. Sono stati circa 34,9 milioni gli italiani che hanno utilizzato il canale online per i loro acquisti in questo periodo, e oltre 41 milioni i pacchi in circolazione nei 10 giorni di Black Friday (+9% rispetto al 2024). Per capire quanto sia impattante questo evento nel mondo del retail e dell’ecommerce, è sufficiente sapere che i pacchi gestiti nei 10 giorni del Black Friday mediamente rappresentano il 4,8% del totale dei pacchi movimentati in un intero anno.
I commercianti online però, in tal senso, stanno iniziando a prendere delle contromisure per non farsi trovare impreparati. Secondo i dati di Osservatori.net, i merchant riescono a gestire i picchi con meno stress. Si stima che circa il 65% degli operatori pianifica con largo anticipo la logistica. Il picco quindi pesa, ma ha un impatto più contenuto rispetto al passato.
Va comunque sottolineato un dato: gli errori di inventario esistono tutto l’anno. L’ECR Retail Loss afferma che oltre il 60% dei record di inventario contiene inesattezze. Il costo è misurabile: correggere i record ha prodotto aumenti di vendite tra il 4% e l’11%.
Per quanto riguarda i resi, i dati cambiano significativamente a seconda del settore. Secondo il Netcomm Delivery Index 2025, il reso medio è pari al 5,7%, con l’abbigliamento al 7,4% (il più alto), seguito dall’elettronica al 6,1%. Il fashion italiano ha comunque fatto passi da giganti e, rispetto al mercato europeo, ha uno dei tassi di resi più bassi nel Vecchio Continente. Come riportano i dati di Returns@Yocabe, il fashion italiano ha un tasso del 14,7%, contro il 59% della Germania, maglia nera per quanto riguarda i resi. Numeri positivi per il mercato italiano e ancora più significativi, soprattutto se si considera che i tassi europei di reso sono cresciuti di 7,7 punti tra il 2022 e il 2025.
Altro aspetto interessante è la differenza delle tipologie di reso tra uomini e donne. Le donne registrano un tasso di reso superiore a quello maschile di 5-10 punti percentuali. La gestione delle restituzioni incontra però un ostacolo informativo significativo: oltre la metà delle richieste (53,8%) viene inoltrata senza specificare alcuna motivazione. Tra i casi in cui la causa viene indicata, la ragione prevalente è il semplice gradimento personale, con la categoria “don’t like” che raccoglie il 27,1% delle segnalazioni.
Relativamente alle spese, un reso fashion costa da 4 a oltre 20 euro e pesa il 20-30% del margine operativo. Sempre nello studio Yocabe, sopra i 100 euro ogni 20 euro di prezzo in più aggiunge circa 3-4 punti di tasso di reso.
Gli operatori e-commerce, per far fronte alle sfide operative della Peak Season, hanno programmato e potenziato in anticipo le seguenti aree operative:
- potenziamento della logistica: 65% dei merchant;
- potenziamento del marketing: 75% dei merchant;
- potenziamento del customer care: 52% dei merchant.
La maggior parte degli operatori, per gestire l’ondata di acquisti del Black Friday e prevenire resi ed errori del magazzino, si affida sempre di più all’Intelligenza Artificiale. Secondo gli studi condotti da McKinsey, l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale per prevedere la domanda nella supply chain offre vantaggi operativi ed economici straordinari. Affidarsi all’AI permette infatti di dimezzare quasi la percentuale di errore nelle stime, riducendo le imprecisioni tra il 20% e il 50%. Questo si traduce direttamente in una disponibilità costante dei prodotti a scaffale e in un drastico calo delle vendite sfumate per mancanza di scorte, che possono diminuire fino al 65%. Inoltre, l’ottimizzazione dei flussi genera un risparmio economico tangibile su più fronti, tagliando i costi complessivi di gestione del magazzino tra il 5% e il 10% e abbattendo le spese amministrative con contrazioni che vanno dal 25% al 40%.
Un altro elemento innovativo ed estremamente utile per i retailer è il RFID, una tecnologia wireless che usa le onde radio per identificare e tracciare oggetti a distanza. Nello studio Auburn e GS1 US su oltre 1 milione di articoli, senza RFID il 69% delle spedizioni tra brand e retailer conteneva errori di dati, mentre con RFID si raggiunge il 99,9% di accuratezza degli ordini.
Infografica
Apri l’infografica a tutto schermoLe fonti di questa analisi
I documenti citati nel testo, nell’ordine in cui compaiono.
- Osservatori del Politecnico di MilanoOsservatori.net
- ECR Retail Lossecrloss.com
- NetcommNetcomm Delivery Index 2025
- Returns@Yocabeyocabe.com
- McKinsey & Companystudi condotti da McKinsey
- studio Auburn e GS1 USprnewswire.com
Cura le analisi dell’Osservatorio MondoRetail. Tutte le analisi


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